Ritengo
che ciò che manca in Abruzzo è un corso di formazione specifico
sull’Assistenza Personale Autogestita (o Vita Indipendente). In genere
questo è un servizio offerto dalle diverse agenzie Sparse nel mondo.
Valenino Ciccocioppo
In
Italia la situazione è variegata. La regione Veneto, ad esempio,
organizza specifici corsi di formazione organizzati dall’Agenzia di Vita
Indipendente finalizzati alla promozione della Vita Indipendente, nei
quali si parla anche del rapporto giuridico che deve intercorrere tra
assistito e assistente, quindi gli obblighi contrattuali, le sue
mansioni, i suoi diritti e la sua retribuzione. Anche l’A.V.I. Lazio
offre un servizio di formazione, rivolto principalmente al disabile in
qualità di datore di lavoro, e fornendo supporto amministrativo nel
rapporto contrattuale (anche nei casi di criticità del rapporto).
In
Toscana ci sono state esperienze simili. Nel 1998 venne organizzato un
corso rivolto agli assistenti personali nell’ambito del progetto “Modello per la costituzione di una agenzia per la vita indipendente”, cofinanziato dall’Unione Europea. Un secondo corso si è tenuto nel 2001 nell’ambito del progetto “La Vita Indipendente delle persone con disabilità”, e un terzo corso si è tenuto nel 2003.
Nelle
Marche, infine (tanto per finire questa rapida disamina), esiste tutta
una normativa sulla Vita Indipendente, ma non viene previsto nulla di
specifico riguardo all’assistenza.
Forse
le figure che si avvicinano di più in Abruzzo sono quelle
dell’Operatore Socio Sanitario (impegnato in mansioni di assistenza
domiciliare) e di quella di Operatore Socio Assistenziale. Entrambe le
figure svolgono ruoli piuttosto simili, anche se la seconda è più
rivolta all’ambito sociale, mentre la prima a quello sanitario. Il
problema è che queste figure, classificate come “di rilevanza socio
sanitaria”, operano in strutture residenziali e semi residenziali, ed
anche se possono fornire assistenza domiciliare, difficilmente possono
assicurare il tipo di assistenza richiesta dalla Vita Indipendente.
Poi
esiste l’Assistenza Domiciliare Integrata, ma questa non riguarda
direttamente la Vita Indipendente, in quanto offre supporto di tipo
sanitario, avvalendosi degli operatori competenti in diversi settori:
riabilitativi, infermieristici, educativi (per la gestione burocratica
delle pratiche assistenziali, oppure informazione sull’uso corretto dei
presidi sanitari). In pratica, manca una figura professionale ad hoc, e
molti disabili sono costretti al “fai da te”, ad esempio, assumendo i
propri famigliari come assistenti, oppure cercando in giro persone più o
meno competenti nel campo dell’igiene personale, o che abbiano svolto
un lavoro da colf, ecc.
Ovviamente
tutto questo non è un’inadempienza della Regione. La legge è del 2012,
siamo ancora agli inizi (come dire, “è fresca di stampa”) e la stessa
cultura della Vita Indipendente deve ancora diffondersi, anche presso
gli stessi disabili.
Forse
una possibile soluzione potrebbe essere quella di prevedere, a livello
sperimentale, dei corsi regionali (organizzati da qualsiasi ente di
formazione accreditato, sia pubblico che privato, aperto a tutti coloro
che siano interessati all’Assistenza autogestita). Se questi avranno
successo, si potrebbe aprire una cooperativa che si occupi di
Assistenza, sul modello della cooperativa svedese STIL.