Cerca

mercoledì 8 giugno 2016

QUEL CHE MANCA IN ABRUZZO PERCHÉ SI POSSA PARLARE DI VITA INDIPENDENTE

Ritengo che ciò che manca in Abruzzo è un corso di formazione specifico sull’Assistenza Personale Autogestita (o Vita Indipendente). In genere questo è un servizio offerto dalle diverse agenzie Sparse nel mondo.
In Italia la situazione è variegata. La regione Veneto, ad esempio, organizza specifici corsi di formazione organizzati dall’Agenzia di Vita Indipendente finalizzati alla promozione della Vita Indipendente, nei quali si parla anche del rapporto giuridico che deve intercorrere tra assistito e assistente, quindi gli obblighi contrattuali, le sue mansioni, i suoi diritti e la sua retribuzione. Anche l’A.V.I. Lazio offre un servizio di formazione, rivolto principalmente al disabile in qualità di datore di lavoro, e fornendo supporto amministrativo nel rapporto contrattuale (anche nei casi di criticità del rapporto).
In Toscana ci sono state esperienze simili. Nel 1998 venne organizzato un corso rivolto agli assistenti personali nell’ambito del progetto “Modello per la costituzione di una agenzia per la vita indipendente”, cofinanziato dall’Unione Europea. Un secondo corso si è tenuto nel 2001 nell’ambito del progetto “La Vita Indipendente delle persone con disabilità”, e un terzo corso si è tenuto nel 2003.
Nelle Marche, infine (tanto per finire questa rapida disamina), esiste tutta una normativa sulla Vita Indipendente, ma non viene previsto nulla di specifico riguardo all’assistenza.
Forse le figure che si avvicinano di più in Abruzzo sono quelle dell’Operatore Socio Sanitario (impegnato in mansioni di assistenza domiciliare) e di quella di Operatore Socio Assistenziale. Entrambe le figure svolgono ruoli piuttosto simili, anche se la seconda è più rivolta all’ambito sociale, mentre la prima a quello sanitario. Il problema è che queste figure, classificate come “di rilevanza socio sanitaria”, operano in strutture residenziali e semi residenziali, ed anche se possono fornire assistenza domiciliare, difficilmente possono assicurare il tipo di assistenza richiesta dalla Vita Indipendente.
Poi esiste l’Assistenza Domiciliare Integrata, ma questa non riguarda direttamente la Vita Indipendente, in quanto offre supporto di tipo sanitario, avvalendosi degli operatori competenti in diversi settori: riabilitativi, infermieristici, educativi (per la gestione burocratica delle pratiche assistenziali, oppure informazione sull’uso corretto dei presidi sanitari). In pratica, manca una figura professionale ad hoc, e molti disabili sono costretti al “fai da te”, ad esempio, assumendo i propri famigliari come assistenti, oppure cercando in giro persone più o meno competenti nel campo dell’igiene personale, o che abbiano svolto un lavoro da colf, ecc.
Ovviamente tutto questo non è un’inadempienza della Regione. La legge è del 2012, siamo ancora agli inizi (come dire, “è fresca di stampa”) e la stessa cultura della Vita Indipendente deve ancora diffondersi, anche presso gli stessi disabili.
Forse una possibile soluzione potrebbe essere quella di prevedere, a livello sperimentale, dei corsi regionali (organizzati da qualsiasi ente di formazione accreditato, sia pubblico che privato, aperto a tutti coloro che siano interessati all’Assistenza autogestita). Se questi avranno successo, si potrebbe aprire una cooperativa che si occupi di Assistenza, sul modello della cooperativa svedese STIL.
Valenino Ciccocioppo

Nessun commento: